Secondo la definizione che ne dà la Legge 240/1990 – più semplicemente nota con il nome di Legge sugli Interporti – con questo nome si definisce “un complesso organico di strutture e di servizi integrati e finalizzati allo scambio delle merci tra le diverse modalità di trasporto, comunque comprendente uno scalo ferroviario idoneo a formare o ricevere treni completi e in collegamento con porti, aeroporti e viabilità di grande comunicazione".
L' interporto rappresenta il tentativo di raggruppare in una unica entità alcune delle numerose realtà nel mondo del trasporto delle merci, quali il trasporto internazionale via camion, il trasporto ferroviario, le autorità doganali e la distribuzione nazionale delle merci. A questo scopo, normalmente alla periferie delle grandi città, sono sorti dei quartieri adibiti all'interscambio delle merci, provvisti di terminal ferroviari sia per le merci normali che per i trasporti intermodali, di magazzini per le merci, sia refrigerate che normali, destinate ad una semplice consegna nelle città prossime, di uffici e magazzini doganali. Tali complessi sono spesso definiti anche come autoporto, soprattutto nel caso non sia presente il collegamento su rotaia pur raggruppando nella stessa zona geografica molte realtà collegate direttamente al trasporto di merci. Si tratta di un tentativo di liberare in parte le città dall'assedio dei mezzi pesanti, consentendo che le merci vengano smistate in centri adatti, spostate da mezzi grandi a mezzi più piccoli e perciò maggiormente adatti alla consegna nei centri urbani, sia ai negozi che ai singoli utilizzatori finali. Altra intenzione è quella di spostare verso la periferia delle città le dogane per evitare le lunghe file di automezzi fermi in attesa dell'espletamento delle pratiche necessarie. Ormai quasi tutte le grandi città italiane ne sono provviste e sono particolarmente attivi quelli situati sulle grandi direttive di traffico tra il nord e il sud Europa e quelli situati ai punti nodali di confine. Esempi positivi e funzionanti già da qualche anno possono essere considerati quelli di Ancona, Bologna, Padova, Rovigo, Verona, Parma e Torino nonché quelli situati dove in passato c'era la porta di uscita dall'Unione Europea verso le nazioni dell' Est-Europa, a Bari, Cervignano del Friuli, Pordenone, Gorizia e Trieste (Fernetti).
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